domenica 28 settembre 2014

Disastro ambientale o sociale di Nicolò Schepis




di Nicola Schepis
Esistono due tipologie di disastri, il primo è più semplice evidenziarlo (disastro ambientale), il secondo è più subdolo, si tratta della morte della coscienza collettiva, ma anche individuale. Le due istanze sono profondamente correlate, l’una implica la seconda e la seconda implica la prima.i trovarci d’innanzi alla prepotenza, alla scorrettezza imperante, all’ arroganza, alla cattiveria, al narcisismo prevaricante. 
Ci accorgiamo di una totale ossessività del corpo, di un femminile oggettuale mercificato, di un maschile grezzo, violento, insostenibile ed assurdo.
Vediamo un’orda giovanile perduta, ossessionata da una bellezza fatiscente, omologata, priva di valori, di significati, sempre più altera, negletta, sprezzante, direi insostenibile. Facciamo un passo indietro ed andiamo nelle scuole primarie e nelle prime classi delle secondarie di primo grado, ci accorgiamo subito di tanti bambini con i loro problemi, ma disposti ad ascoltare, a recepire, a seguire. Strano, sembra una contraddizione in itinere, ma c’è da chiedersi perché si trasformeranno presto in una realtà disgustosa? Perché, perchè, perchè sono educati da noi adulti a trasformarsi in fotocopie, condannati a morire, siamo noi che li obblighiamo a spegnersi attraverso la nostra differenza, stupidità, insolenza ed inezia.
Diversi imbecilli rideranno delle mie parole, ma sogghignano perché il loro livello di presunzione, di arroganza e di narcisismo patologico non gli permette di leggere con attenzione queste mie parole.
I nostri giovani si perdono progressivamente, diventano repentinamente dipendenti dai video, dai pensieri più sciatti e insulsi, dalle frasi ripetitive della chat, dall’alcol e dalla cannabis, sino a farsi regalare dai loro genitori oltre i soliti oggetti feticci ( oggetti che sostituiscono la relazione filiale) i interventi di chirurgia estetica, alcuni si ammalano di anoressia, altri diventano bordeline ( nevrosi marginale di confine con la psicosi).
Buona parte di loro presenta un livello di ansia alto, un livello di attenzione problematico, difficoltà di autoregolare i comportamenti, impulsività e compulsività dipendente.
Lo sapete che in Italia, in questo squallido paese, una donna ogni quattro giorni viene uccisa da un uomo? Non facciamo moda del femminicidio o peggio spettacolo, non riempiamoci la bocca, ma cerchiamo di capire perché? 
Domandiamoci perché si sono fottute le relazioni umane. Poniamoci questa domanda.
Molti uomini che restano apparentemente indignati da questi eventi sono i primi che quando vedono una donna per strada abbastanza carina dicono: "guarda che pezzo di f …." Come potete constatare considerano la donna come un oggetto da vetrina o peggio ancora un oggetto di piacere. Ma anche molte donne assumono ruoli di questo tipo, pensano tanto al loro corpo che si dimenticano persino dei loro figli.
Mi rivolgo alle minoranze, non ai prevaricatori aggressivi o ai narcisisti patologici, ma alle persone umili; rendiamoci conto che stiamo vivendo un disastro sociale senza limite. In questa pagina dove tutto è un gioco, dove tutto scorre e si bagna di nulla o quasi, non è semplice scrivere seriamente. 
Mi piacerebbe vedere o assistere ad una notte bianca diversa, una notte bianca non finanziata dalla raffineria, né la vera notte bianca di Milazzo, quella della raffineria, ma una notte bianca dove nelle prime ore i bambini riempiono le piazze insieme ad educatori volontari i quali raccontano delle fiabe, ed i bambini costruiscono dei mosaici, cantano filastrocche e canzoni d’autore. E dopo narratori, attori di teatro, gente che legge poesie per le strade, che racconta, gente che dipinge, violinisti arpisti vicini alla gente. Ma in questa notte bianca non ci sarebbe quasi nessuno, perché non c’è più un popolo, ma un ammasso sciapo di persone, perché buona parte della gente ama solo la melma.


lunedì 1 settembre 2014

Una giornata speciale alla "baia del tono": a cura di Peppe Foti





Cari amici domenica mattina 31/08/2014 alle ore 10:00 al lido "La Baia del Tono"si è ripetuta per il secondo anno consecutivo la giornata di integrazione sociale in memoria di Stefano Maisano. Un innumerevole numero di ragazzi e ragazze, giovani e meno giovani, hanno dato vita all'ennesima voce del cuore, all'ennesimo grido di solidarietà che accende la fiammella della speranza e infonde con fermezza timore all'ipocrisia e all'indifferenza. "L'associazione sostegno" promotrice di iniziative di cuore, insieme all'Amdas (Associazione Mediterranea Donatori Autonomi Sangue) ha organizzato l'evento curando i minimi particolari; statuari come sempre Mimmo, Franco, Roberta che hanno contribuito a render viva più che mai la presenza di Stefano con una cerimonia di premiazione per i familiari, ma sopratutto rendendo indelebile il ricordo di un ragazzo straordinario con un atto d'amore. Più volte ci chiediamo perchè la vita riserva tributi onerosi da condividere.... forse non troveremo mai risposta; ma alimentiamo la voglia di offrirci al prossimo, di contribuire a colorare le aspettative di chi crede nella vita. Per l'occasione il sole e il mare hanno riscaldato il cuore e annaffiato d'emozione il silenzio degli occhi, che spesso volge lo sguardo al nulla e insegue mete di cartone.









Pubblicato da Peppe Foti

Beato. Antonio Franco, il "San Francesco" di Santa Lucia del Mela







lunedì 1 settembre 2014

Fonte Blog del Mela

15 Settembre 2013. Il corpo del Beato ritorna a Santa Lucia del Mela
dopo il rito di Beatificazione nella Cattedrale di Messina, celebrato giorno 2.
Il Beato Antonio Franco, un pastore moderno.
Lottò contro le ingiustizie e gli usurai, a fianco dei poveri e dei perseguitati, contro il clero corrotto e i soprusi dei nobili e dei potenti, confortando i malati e facendosi ultimo tra gli ultimi. È invocato per la sua fama di santità e il suo corpo incorrotto è venerato da quasi quattro secoli nella Basilica Concattedrale dell’Arcidiocesi di Messina, Lipari, Santa Lucia del Mela, che, il 2 settembre di un anno fa, ha reso ufficiale il titolo di Beato con cui i suoi devoti da sempre lo invocano.